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L’OLIO NON CRESCE SUGLI ALBERI, MA LE OLIVE SÌ

gennaio 29, 2015 di Redazione - Nessun commento

L’olio simbolo di qualità. Una riflessione di Luigi Canino,  presidente Unasco, Associazione Nazionale di Organizzazioni di Produttori Olivicoli

L’olio extravergine di oliva, quello estratto attraverso procedimenti meccanici in frantoio, è un privilegio per il palato e la salute. Le qualità e le caratteristiche organolettiche, oltreché dipendere dalla lavorazione nel frantoio, sono frutto della raccolta, tempestiva e adeguata, delle olive. Questo frutto, delicato e pregiato, è il punto di forza dell’olio italiano, nelle diversità delle molteplici varietà che abbiamo sul territorio nazionale. Ognuna, dal sud al nord, racchiude i sentori, gli aromi e le caratteristiche della terra da cui provengono. Perché disperdere tale diversità e unicità nel blend di oli “sempre uguali”? la natura, e quindi l’olio dei produttori, non è mai uguale a se stessa, poiché dipende da condizioni da noi umani non controllabili.

Come produttore e Presidente di un’Associazione Nazionale di Organizzazioni di Produttori Olivicoli, ritengo che, anche il blend, vada dosato. Sicuramente, è un’arte quella del blending non a tutti conosciuta, di cui noi italiani siamo maestri. E’ anche un’esigenza per garantire quantitativi di prodotto soprattutto ai Paesi Esteri, la cui domanda sempre più richiede prodotto italiano.
Ma inutile negare che, se il blend viene definito anche sofisticazione, un motivo, seppur storico, c’è. A volte quest’arte, come tante altre, viene utilizzata a scopi poco nobili, come mezzo per confondere Panel test e consumatori. Se la miscela avviene fra oli, non della stessa categoria e con poca chiarezza verso il consumatore, noi della Unasco, sempre in una posizione di trasparenza e garanzia per il mercato, siamo in disaccordo.

Il dialogo fra le Associazioni di Produttori e l’industria italiana, che sa investire e punta sulla qualità del prodotto, può e deve avvenire anche sull’opportunità di fare blend fra quantità di prodotto discrete, per far crescere le esportazioni di olio extravergine di oliva italiano. Tuttavia, vi sono oli extravergine, soprattutto monovariatali, che perderebbero le loro caratteristiche intrinseche e il loro valore aggiunto se miscelati con altri. Inutile negare, che pochi sono i privilegiati che, per quantità di prodotto, per prezzo, per conoscenza possono avere in casa una bottiglia di questo oro giallo italiano. Ma perché privare i consumatori consapevoli, attenti e informati di tale privilegio?
Ad ognuno il suo…olio extravergine italiano.

Luigi Canino